domenica 12 settembre 2010

DA CHIANCIANO VERSO IL PARTITO DELLA NAZIONE

Una folta rappresentanza di pistoiesi sta partecipando in questi giorni alla Festa Nazionale dell'Udc di Chianciano Terme.
I lavori dell'ultimo giorno saranno aperti da Marco Baldassarri, capogruppo alla provincia di Pistoia e presidente regionale del progetto "Udc verso il Partito della Nazione", che precederà l'intervento di Pier Ferdinando Casini intervistato da Enrico Mentana.
Il Partito della Nazione, nome provvisorio poichè il nome e il simbolo del nuovo soggetto politico saranno scelti durante i congressi fondativi che si svolgeranno da gennaio del prossimo anno, è il frutto di un lungo percorso che a qualcuno sarà apparso fuori moda per i tempi, i tanti dibattiti a livello nazionale, regionale e provinciale, ma che era l'unico possibile per costruire qualcosa di solido in questa stagione così tormentata e senza precedenti della vita politica italiana.
Da oltre due anni sosteniamo che Pd e Pdl sono giganti dai piedi d'argilla, poiché i partiti non possono nascere né in un freddo laboratorio né dalla sera alla mattina da un predellino, e le contraddizioni che stanno emergendo al loro interno dimostrano che avevamo ragione.
La nascita di quei due grandi contenitori è stato solo l'estremo ed inutile tentativo di tenere in piedi il sistema politico della Seconda Repubblica ormai irreversibilmente in crisi, col suo schema bipolare anomalo che puntava, per volontà di Berlusconi e di Veltroni al bipartitismo.
Siamo convinti che la Seconda Repubblica sia un tragico fallimento poichè in oltre quindici anni non ha prodotto nessuna grande riforma, non ha modernizzato il Paese, non ha aumentato la competitività delle nostre imprese, non ha investito nelle infrastrutture, non ha creato lavoro.
L'unico risultato concreto e visibile degli ultimi anni è l'accresciuta litigiosità tra i protagonisti della politica senza che si affrontino i reali problemi.
I cittadini però sono stanchi e la disaffezione è dimostrata anche dalla sempre minore affluenza alle urne.
Per questo abbiamo deciso di rimettere in discussione anche la nostra esperienza, l'Udc, per approdare ad un nuovo partito aperto, rivolto al futuro, alla modernizzazione dell'Italia, attento a trovare risposte di buon senso ai problemi del Paese e non condizionato dal populismo o dall'estremismo di chi parla alla pancia e non alla testa dei propri concittadini.
Un partito che non appartiene ai due poli, come li abbiamo conosciuti fino ad oggi, ma che fa parte del polo di tutti quegli italiani che hanno capito che l'attuale sistema è arrivato al capolinea.
I progetti che non hanno un'anima sono destinati inevitabilmente a decadere e, per questo, ci siamo dati un'identità, abbiamo ragionato e discusso su idee e valori di riferimento, abbiamo avviato un cammino ed ora siamo arrivati alla vigilia della nascita di questo nuovo partito.

Federico Gorbi
Coordinatore Provinciale "Udc verso il Partito della Nazione"

sabato 28 agosto 2010

MESSAGGIO DI CORDOGLIO PER LA MORTE DI MONS. SIMONE SCATIZZI DA PARTE DI "UDC-VERSO IL PARTITO DELLA NAZIONE"

“UDC – Verso il Partito della Nazione” di Pistoia esprime il più vivo cordoglio per la scomparsa di Monsignor Simone Scatizzi, Vescovo Emerito, e si unisce al popolo dei fedeli nella preghiera per il riposo del degno e fedele servitore di Dio che, durante i suoi lunghi anni di Episcopato, ha sempre difeso con zelo e coraggio la grande tradizione del patrimonio pastorale e spirituale della Chiesa.
Fin da suo insediamento lo abbiamo sentito vicino nella difesa dei principi non negoziabili, dalla tutela della vita in tutte le sue fasi alla promozione della struttura naturale della famiglia.
Con forza e coraggio ha dimostrato grande attenzione ai temi del lavoro, dell'occupazione e delle molte questioni complesse che la nostra città ha dovuto vivere negli anni della sua missione pastorale.
Sapremo far tesoro della sua preziosa eredità anche se resta il rammarico per il fatto che il suo messaggio sia stato talvolta percepito e comunque interpretato in modo strumentale da alcuni amministratori che hanno voluto far apparire il Vescovo come uomo schierato nelle vicende di politica locale, salvo poi attaccarlo, anche duramente, quando, con coerenza e senza compromessi, ha difeso i valori cari ai cattolici.
Ne è riprova il fatto che i messaggi di cordoglio che si leggono in questi giorni provengono, in gran parte, dai rappresentanti di una sola area politica, se non addirittura da un solo partito.
Siamo convinti che continuerà a guardare ai suoi concittadini e agli amministratori locali, invitando ciascuno ad assumersi le proprie responsabilità e ad operare per il bene comune.

Federico Gorbi
Coordinatore provinciale
"Udc-Verso il Partito della Nazione"

martedì 17 agosto 2010

ADDIO AL PICCONATORE


L'ex capo dello Stato Francesco Cossiga è morto alle ore 13,18.
Cossiga ha lasciato una lettera al segretario generale del Senato con indicazioni dettagliate sulle sue esequie. A quanto si apprende, Cossiga avrebbe espresso la volontà di non avere funerali di Stato, ma solo, forse, un picchetto d'onore dei bersaglieri della Brigata Sassari. Il presidente emerito avrebbe poi chiesto di essere seppellito nella sua cittá natale, Sassari, accanto al padre e alla sorella.

Sempre al segretario del Senato avrebbe consegnato al segretario generale del Senato, lettere per il presidente della Repubblica, il presidente del Senato e il presidente del Consiglio. Le missive del presidente emerito, a quanto si apprende, sarebbero sigillate e custodite in un plico.
Resterà famoso come il «Piccconatore», L'appellativo gli fu appioppato, e da lui orgogliosamente rilanciato e rivendicato, nella fase finale del suo mandato presidenziale quando iniziò a menare fendenti a destra e a manca, senza risparmiare nessuno ed alcun tema, con foga dissacrante e veemenza politica. Francesco Cossiga (nato a Sassari il 26 luglio del 1928) è stato un unicum nel panorama politico italiano: non solo per essere stato il più giovane presidente della Repubblica (dal 1985, a 56 anni, dopo essere stato il più giovane presidente del Senato dal 1983), ma per la quantità di scosse date ad un ambiente sensibile alle dichiarazioni e rivelazioni.

LA VICENDA MORO - Il suo nome resterà indelebilmente legato ai terribili 55 giorni del rapimento di Aldo Moro nella primavera del 1978 ad opera delle Brigate Rosse, conclusisi con l'assassinio dell'uomo politico democristiano. In quei giorni Cossiga era ministro dell'Interno e presiedette il comitato di crisi da lui stesso istituito presso il ministero e tutto composto (come si scoprì in seguito) da affiliati alla loggia massonica P2. Uomo dei misteri e disvelatore degli stessi (fu il primo a parlare di Gladio, organizzazione paramilitare filoamericana istituita in Italia semiufficialmente in funzione anticomunista), dalla fase terminale del suo mandato presidenziale in poi ha giocato il ruolo di destabilizzatore di equilibri politici e di anticonformista. Ha vissuto gli ultimi decenni della vita politica italiana in simbiosi con un altro leader democristiano di lunga carriera, Giulio Andreotti, rispetto al quale si è spesso trovato su fronti opposti. Orgogliosamente legato alla sua Sardegna, era cugino dei Berlinguer, famiglia il cui esponente politico più noto, Enrico, fu segretario del Pci.

I LEGAMI INTERNAZIONALI - Da un punto di vista internazionale, Cossiga è stato un grande amico della Gran Bretagna, dell'Irlanda e dei Paesi Baschi ed è stato un fiero oppositore di tutti i nemici dei suoi "amici". E' stato uno studioso di Rosmini e Tommaso Moro. Come ministro dell'Interno, oltre che per il caso Moro (alla cui conclusione si dimise dall'incarico), fu famoso per la repressione delle lotte studentesche nella seconda parte degli anni 70 e della riforma dei servizi segreti. Fu accusato della "responsabilità morale" della morte della studentessa Giorgiana Masi ad opera della Polizia nel corso di scontri ad una manifestazione nei pressi di Trastevere a Roma nel 1977; erano i tempi in cui graffitari politici scrivevano il nome del ministro con la K ed il simbolo delle Ss naziste. E' sempre stato un grande esperto ed appassionato dei temi correlati alla intelligence ed alle tecnologie di trasmissione dati via etere, collezionando le trasmittenti più sofisticate ed ogni tipo di telefono cellulare, oltre che radioamatore. In un'intervista dell'ottobre 2008, bissata da uno stupefacente intervento parlamentare, confermò di avere infiltrato il movimento studentesco degli anni 70 con agenti provocatori per cercare poi sostegno popolare alla repressione poliziesca.

L'ADDIO AL COLLE - Del resto l'uomo ha sempre amato gesti eclatanti, clamorosi e anticonformisti come la scelta di dimettersi dal mandato presidenziale due mesi prima della scadenza (onde evitare un "ingorgo istituzionale" con le elezioni politiche). Da allora in poi la sua attività politica ha assunto le più svariate tendenze: nel 1998 permise la nascita del governo D'Alema (il primo governo in Italia presieduto da un esponente dell'ex Partito comunista) dando vita ad una nuova formazione politica (l'Udr) che diede a questo governo in Parlamento la maggioranza necessaria; negli anni successivi sostenne invece contestate iniziative del governo Berlusconi con espliciti interventi. E' stato probabilmente il simbolo della difficile transizione italiana dagli anni dei governi democristiani a quelli del bipolarismo.

tratto da Corriere.it