venerdì 26 settembre 2014

ANCORA SUL CAMPO SPORTIVO (ma si può chiamare così?) DI VIA MATTEOTTI

E' il momento di avere una parola chiara e definitiva su questa vicenda.
Da troppo tempo le risposte vengono rinviate.
Il vecchio campo sportivo non è più adeguato alle esigenze attuali. Lo dice già l'aggettivo: se è "vecchio" è il momento di superare l'utilizzo di questo impianto per destinare quell'area ad altre soluzioni, prima di tutto per un'area verde e per nuovi posti auto, davvero carenti in quella zona.
Per questo ho presentato al Sindaco una nuova richiesta che spero sia l'ultima in modo da mettere la parola fine a questa vicenda.




Al Sindaco di Serravalle Pistoiese


 OGGETTO: interrogazione a risposta scritta


Nei giorni della Fiera di Casalguidi l'amministrazione comunale è dovuta intervenire d'urgenza per permettere alle giostre, che tradizionalmente arricchiscono la festa, di poter usufruire del campo sportivo di via Matteotti.
Il terreno infatti non ha retto alle intense piogge, diventando una vera e propria palude.

La causa del cattivo drenaggio è soprattutto da individuare nella totale inesistenza di un manto erboso che ha scatenato più volte, negli anni e nel recente passato, l'ira degli abitanti della zona, sommersi dalla polvere che si alza dal terreno.

Insomma, quando non piove non si respira per la polvere, quando invece piove il campo diventa una palude.

Terminato il periodo della Fiera il terreno di gioco è stato oggetto di un nuovo intervento per ripristinare le condizioni minime per lo svolgimento dell'attività agonistica.

Tutti questi interventi avranno avuto un costo a carico della cittadinanza che chiedo di conoscere ma, soprattutto, Le chiedo di mettere la parola fine a questa vicenda individuando con chiarezza i modi e i termini, anche temporali, per giungere ad una soluzione definitiva del problema.

Certo che vorrà dare a me, e soprattutto ai cittadini, una risposta chiara e definitiva, La saluto cordialmente.


                                                                                                   Federico Gorbi
                                                                       Capogruppo "Serravalle Popolari e Riformisti"

venerdì 19 settembre 2014

MARIO, UN CAVALIERE PER AMICO

mario-adinolfidi Costanza Miriano
Non so se in cielo facciano il casting, ma per il personaggio del cavaliere che viene da una terra lontana (è tra i fondatori del PD) ad affiancare “le divisioni del Papa” – come avrebbe detto Stalin – io avrei scelto un altro tipo. Che so, uno a cavallo, con una bella armatura. O almeno un serio e stimato professionista in gessato. Non uno separato, sovrappeso, giocatore di poker a livello internazionale, sposato a Las Vegas, un orso che va in giro in tuta e sembra fregarsene delle formalità. Eppure Dio deve essersi innamorato pazzamente di lui (anche io, se mio marito e sua moglie mi passano il termine, adesso che lo conosco sono pazza di lui) perché questo tipo completamente sbagliato per la parte, invece, la sua parte la sta facendo benissimo, come invece tanti di noi bravi negli esercizi di devozione abbiamo dimenticato di fare.
Sì, perché Mario Adinolfi, che appunto ha fondato con altri il più grande partito della sinistra italiana e lo ha rappresentato in Parlamento, giornalista brillante, intelligenza affilata e grande cultura, ha fatto sua la missione di riportare il buon senso perduto nella politica e nell’informazione, e ha scritto un libretto prezioso come il pane (e che come il pane va a ruba). Si chiama Voglio la mamma. Lo ha stampato a sue spese, e chi non lo vuole pagare lo può leggere anche su facebook completamente gratis. Nonostante questo ne ha vendute decine di migliaia di copie, lo porta in giro per l’Italia dove lo invitano sempre di più, e dove riempie piazze e sale. Per annunciare cosa? Per esempio che i bambini hanno bisogno di un padre maschio e di una madre femmina (almeno lei finora era stata garantita, anche in caso di maschi irresponsabili). Per dire che il corpo della donna non può essere sfruttato neanche a pagamento, perché le persone non sono cose. Per ammonire a non comprare i bambini se non si vuole riportare la civiltà duemila anni indietro. Per ricordare che la legge 40 vieta la “produzione” (che brutta parola) in laboratorio di bambini venuti da ovuli e spermatozoi di persone che non faranno poi i genitori di quel bambino, e che quella legge contro l’eterologa è stata approvata in Parlamento ed ha superato una raffica di referendum (mentre la 194 uno solo, e la maggioranza in aula era stata ristrettissima), mentre ora la si sta azzerando a colpi di sentenze della magistratura.
10420771_10152556382925428_7174789232244816293_nPer sottolineare che i bambini hanno diritto almeno di sapere da quale storia vengono, come si chiamasse il nonno, se anche lui fosse negato per la matematica e appassionato di montagna, e se la nonna amasse ridere e giocare a carte o sapesse fare i cannelloni. Per chiarire che non si può chiamare “buona morte” l’uccisione di persone malate, solo perché qualcuno ha giudicato che quella vita non fosse degna di essere vissuta, e per gridare al mondo che è orribile che in molti paesi si uccidano così anche i bambini “venuti male”, cioè non corrispondenti alle aspettative dei grandi. Per specificare che non è necessario essere cristiani (e Mario comunque lo è) per vedere certe assurdità, perché la difesa del più debole un tempo era nel codice genetico delle persone di sinistra, mentre oggi un simbolo, un guru di quell’area culturale come Roberto Saviano può definire “reazionaria miopia” quella di chi trova sbagliato consentire le adozioni agli omosessuali: non se ne esce, due maschi o due femmine non possono fare figli, e permettere loro di adottare significa spalancare una porta, un portone sulla mercificazione dei corpi delle donne (non erano loro quelle dell’”utero è mio e me lo gestisco io”? vale solo in Occidente? E le povere donne indiane?) e dei bambini. Certo, sono tutte cose ovvie, non c’era bisogno di scriverci un libro, no?voglio la mamma
No. Non sono ovvie. Sennò non si spiegherebbe perché in tanti lo vogliano sentir parlare, comprino il suo libro, fondino circoli per diffonderlo. La verità è che la maggior parte delle persone comuni, cioè quelle che non dirigono né scrivono giornali, o la pensano già come lui, oppure quando lo ascoltano non possono che scoprirsi d’accordo con lui. Già perché Mario, con la sua disarmante ragionevolezza, e con una buona quantità di dati e numeri e fatti incontrovertibili smaschera un sacco di bugie che ci fanno bere quasi tutti i giornali e i telegiornali inneggianti ai falsi miti di progresso (e, chissà come, per inciso, colti da amnesia sulle quotidiane persecuzioni ai cristiani).
E adesso, per fronteggiare la marea montante dell’informazione – sarebbe meglio dire della propaganda – mainstream che pare unanime nel denunciare la barbarie di chi crede ancora nella famiglia tradizionale, di chi si ostina a dire che i figli bisogna generarli alla vecchia maniera, lasciandoli alla madre che li partorisce, oppure adottarli se la madre non se ne può più fare carico, ecco, per fronteggiare le imponenti aggressive avanzate del nulla ha persino deciso di fondare un giornale, e non un quindicinale, ma un quotidiano, un’impresa massacrante e costosissima. Alla mia domanda “ma, scusa, i fondi?” Mario risponde tranquillo che Qualcuno assicurerà lo stesso finanziamento stanziato ai gigli dei campi e agli uccelli del cielo, cioè esattamente tutto l’occorrente. Il quotidiano si chiamerà La Croce e vedrà la luce il 13 gennaio 2015. Non so perché questa data, ma per mia deformazione – controllo sempre il santo del giorno, se non lo ricordo – noto che è il giorno di Sant’Ilario, dottore della Chiesa, fiero avversatore delle eresie. Il suo dono – scrive Benedetto XVI – era “coniugare fortezza nella fede e mansuetudine nel rapporto interpersonale”. Be’, Mario sotto la scorza dell’orso è una delle persone più simpatiche che conosco, e la sua fede, nonostante lui si affanni sempre a dichiarare di essere un peccatore, nonostante a messa si sieda nelle ultime file, nonostante non abbia il look da parrocchia, è una delle più forti che abbia mai visto.
 fonte: Credere

venerdì 12 settembre 2014

AFFONDATI NEL FANGO

Le abbondanti e frequenti piogge di questi giorni hanno creato molti disagi alle giostre della Fiera di Casalguidi che si svolge proprio in questi giorni. Ieri, prima serata di Fiera, le giostre sono rimaste infatti chiuse per il troppo fango che impedisce l'accesso e anche la messa in sicurezza delle giostre.

Nulla di strano, la pioggia è un evento che può causare disagi ed è facilmente immaginabile che a settembre qualche temporale possa rovinare le feste paesane. Nel caso in questione però c'è qualcosa di diverso.

La struttura dove vengono ospitate le giostre è il vecchio campo sportivo di via Matteotti a Casalguidi, impianto ormai completamente inadeguato sia per eventi di natura sportiva che per altre manifestazioni. Già nei mesi scorsi avevo sollevato l'attenzione su questo campo di calcio che ormai non vede più da anni nemmeno un filo d'erba. Gli atleti che ne usufruiscono sono costretti a giocare avvolti in nuvole di polvere che richiamano alla memoria le tempeste del deserto. Gli abitanti delle case circostanti, per evitare che la polvere invada le proprie abitazioni, vivono costantemente con le finestre chiuse anche nei mesi estivi.

Nonostante i lavori eseguiti dall'amministrazione comunale lo scorso anno il problema non solo non è stato risolto ma addirittura si è aggravato. Alcuni mesi fa, durante un'assemblea pubblica, il sindaco e la giunta di Serravalle si sono impegnati a risolvere il problema. 

In questa occasione torno a dire che bisogna fare presto. O si trovano velocemente quelle soluzioni idonee a recuperare il campo sportivo, per esempio con un pozzo per l'irrigazione in modo da poter seminare un manto erboso, oppure si prende atto che l'impianto non può più rispondere alle esigenze per le quali è stato creato moltissimi anni fa e si procede alla chiusura. Non esistono altre vie, che servono solo a rinviare il problema, nella speranza che una soluzione possa presentarsi magicamente.

Federico Gorbi
Capogruppo "Serravalle Popolari e Riformisti"